Tra vecchi fogli spunta l’Infinito di Leopardi. “Sì, è autentico”

Ha effettuato l’eccezionale ritrovamento Luca Pernici, il direttore delle civiche istituzioni culturali di Cingoli.

“Dovendo consultare documenti riferiti a Cingoli — ha spiegato Pernici — e in possesso d’un collezionista che mi ha espressamente chiesto di rimanere anonimo, gli ho domandato di poter accedere al suo archivio comprendente anche una parte del fondo Servanzi Collio, la famiglia di San Severino imparentata coi Leopardi. Quando il permesso mi è stato accordato, ho iniziato le ricerche particolarmente interessanti”.

E culminate con l’impensabile scoperta. “Tra le tante carte che stavo spulciando — sottolinea — è risaltata la pagina con l’Infinito. Ho provato un’emozione tra la meraviglia e l’incredulità. Ma, considerando l’eccezionalità del caso, il mio immediato e comprensibile entusiasmo è stato ammortizzato dai dubbi che, in simili, circostanze, assalgono gli studiosi.Tra l’altro, quando si dice le coincidenze epocali: un altro cingolano, Giuseppe Piergili vissuto tra il 1843 e il 1935, aveva dedicato il massimo dell’impegno di letterato alla filologia leopardiana, curando con Prospero Viani la prima edizione dell’Epistolario”.

Da lì in poi le indagini. “M’intendo di carta e inchiostro — prosegue Pernici — quindi, salvo che le più minuziose verifiche non attestassero poi il contrario, ho ritenuto di dover sottoporre l’esemplare a studiosi di eminente cultura. Subito mi sono rivolto al professor Filippo Mignini direttore della facoltà di Lettere dell’Università di Macerata che mi ha consigliato di consultare la professoressa Laura Melosi titolare, nello stesso ateneo, della cattedra su Giacomo Leopardi. La professoressa Melosi mi ha messo in contatto con altri studiosi, li ho consultati a Roma e a Napoli fino ad arrivare all’autorevole Marcello Andria di cui sono riconosciute l’esperienza e la perizia. Accertato che il manoscritto non è un falso, verificata la veridicità dell’inchiostro, della filigrana del cartaceo, è stata attestata l’effettiva attribuzione autografica a Giacomo Leopardi”.

Una copia della poesia è conservata a Napoli, un’altra nel Comune di Visso. Questa ora rintracciata in quale periodo si colloca? “Verosimilmente tra le due — osserva —: quella di Napoli è del 1819, l’altra fra il 1824 e il 1825: questa che possiamo definire di riserva da eventuali imprevisti, è ritenuta inseribile tra il 1821 e il 1822. Sulla ‘Rassegna della letteratura italiana” in uscita nel prossimo giugno, sarà pubblicato un esauriente saggio della professoressa Melosi dedicato alle vicende che hanno caratterizzato l’itinerario, dal Maceratese al Fermano, della ritrovata copia dalla dimora leopardiana alla non lontana e attuale localizzazione”.

Gianfilippo Centanni, IL RESTO DEL CARLINO

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