Ritrovata dopo sessantanni la lettera che ispirò On the Road

Finalmente potremo entrare nel cervello di Jack Kerouac. O, meglio, nel cervello che aveva messo in moto il cervello di Jack Kerouac, creando un genere letterario. Perché la mitica lettera di Neal Cassady che aveva ispirato il romanzo On The Road è stata ritrovata, andrà all’asta e, si spera, verrà poi offerta al pubblico per essere letta dal vivo.

Nel 1950 Neal, vecchio amico di Jack, era andato a fare un viaggio nella sua città di Denver, in Colorado. Il motivo principale era passare qualche giorno con Joan Anderson, la ragazza di cui era innamorato. All’epoca, per uno come Cassady, un week end romantico significava ubriacature, allucinogeni, sesso, e tutto quanto potesse servire ad uscire di testa. Quando Neal si riprese dai suoi bagordi, anzi prima di riprendersi, decise che valeva la pena di fissare sulla carta quella esperienza meravigliosa. Senza filtrare in alcun modo il flusso libero dei suoi pensieri, scrisse 16.000 parole, ossia circa 18 pagine, tutte appiccicate. Erano il delirio di un cervello in preda agli effetti di alcool e droghe, che cercava di spiegare cosa stava provando. Quindi Cassady ripiegò i fogli e li spedì a Kerouac.

Quando Jack lesse quella lettera, rimase sconvolto: «Era il più grande pezzo di letteratura che avessi mai visto», avrebbe raccontato poi nel 1968 alla Paris Review. «Meglio di chiunque altro in America. O, almeno, abbastanza buono da far rivoltare nelle loro tombe Melville, Twain, Reiser, Wolfe e non so chi altro».

L’effetto su Kerouac era stato travolgente. Si era subito seduto alla macchina da scrivere, e aveva picchiato sui tasti senza sosta per tre settimane, trasformando quella lettera delirante in un romanzo. Quando finalmente aveva alzato la testa, sulla carta c’era On The Road, l’opera seminale della Beat Generation. Il flusso di coscienza dell’amico Neal era diventato uno stile, che poi sarebbe tornato in altre opere come Visioni di Cody, I sotterranei, I vagabondi del Dharma e Viaggiatore solitario.

La lettera che aveva scatenato tutto questo era finita poi nelle mani di Allen Ginsberg, il poeta della Beat Generation, amico di Kerouac quando frequentavano, ma soprattutto si ubriacavano insieme alla Columbia University di New york. Ginsberg aveva capito il valore storico e letterario di quel documento, e lo aveva spedito alla casa editrice Golden Goose Press di San Francisco, per farlo pubblicare. Da quel momento, però, era sparito. La versione originale di questo mistero sosteneva che il destinatario della lettera viveva sopra un barcone, e ad un certo punto se n’era liberato buttandola nell’acqua. Lo stesso Kerouac, offeso, l’aveva confermata: «Quella lettera era destinata a me, era di mia proprietà. Allen non avrebbe dovuto essere tanto sciatto, così come il tipo del barcone».

 

Oltre sessant’anni dopo, però, ora emerge una nuova verità. In effetti Richard Emerson, proprietario della Golden Goose Press, aveva deciso di disfarsi di quel documento, quando la sua piccola casa editrice aveva chiuso. Però condivideva l’ufficio con un impresario musicale, che pensava fosse un peccato buttare tutta quella roba. L’impresario quindi si era tenuto le carte, che sono rimaste dimenticate nei suoi cassetti per mezzo secolo, fino a quando la figlia Jean Spinosa non è andata a curiosarci dentro. Ha trovato la lettera di Cassady, ha capito di cosa si trattava, e l’ha portata dal proprietario della casa d’aste della California meridionale Profiles in History, Joe Maddalena, per farla autenticare e valutare.

 

Nel 2001 il manoscritto di On The Road era stato venduto per 2,4 milioni di dollari: quanto può costare, adesso, il documento che lo aveva ispirato?

Lo scopriremo il 17 dicembre, quando Maddalena lo metterà all’asta insieme ad una collezione che contiene altri pezzi rari di E.E. Cummings, Robert Penn Warren e Kenneth Roxroth. Per gli appassionati però conta solo sapere che la lettera non è andata persa, e poterla leggere dal vivo. Nella speranza che il delirio di Cassady possieda ancora la sua capacità di ispirare, e non sia ormai un cimelio superato dal tempo.

PAOLO MASTROLILLI

INVIATO A NEW YORK

Pubblicato il 25/11/2014
LaStampa.it

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