Old Calabria,il viaggio dell’inglese

Fu un viaggio splendido l’attraversare quegli altipiani, con la vista dello Ionio dall’alto e il panorama dell’ampia vallata del Crati e dell’alta catena del Pollino, avvolta nella bruma del primo autunno, poggiando lo sguardo sui fianchi delle colline coperti di olivi. La strada gira intorno ai precipizi, dove scendono dal monte i ruscelli; sono ricoperti di querce da sughero, lecci e altra vegetazione; tra i rami volano rigogoli, ghiandaie, upupe e coracie garrule. Nell’inverno i gelidi venti dell’Appennino spazzano questi monti, ma in questa stagione è una zona stupenda.

N. Douglas,
Vecchia Calabria, 1998

Il viaggio di Norman Douglas in questa regione ne ha segnato profondamente l’animo.

“Old Calabria” è il libro diario dello scrittore che racconta l’ambiente, la storia, le tradizioni ma soprattutto gli uomini e la cultura più profonda di questa regione.

L’itinerario legato a  Norman Douglas e i viaggiatori del Grand Tour si snoda nelle province di Cosenza e di Crotone, dal Massiccio del Pollino fino al Parco Archeologico di Capo Colonna.

Protagonisti assoluti del territorio sono le montagne del Pollino e la Sila, la cosiddetta “foresta incantata”, dominata dai “giganti della Sila”, una cinquantina di pini lárici ed aceri montani centenari e di dimensioni colossali.

 

Qui, tra paesaggi fittamente boschivi e splendide coltivazioni a grano, si dipana un fitto tessuto di borghi arroccati e piccoli centri, tutti ben conservati, dove è ancora evidente l’intrico delle civiltà e delle culture che vi hanno lasciato tutte un segno – la bruzia, la magnogreca, la bizantina, la albanese – e dove natura e storia si intrecciano con esiti straordinari dal punto di vista paesaggistico, artistico ed antropologico.

Il viaggio porta dentro di sé, in filigrana, la eco della lettura del gran libro di Norman Douglas, Vecchia Calabria, e tocca alcuni tra i luoghi più emblematici della storia calabrese: gli insediamenti magnogreci, quelli della religiosità bizantina, le comunità albanesi, le antiche residenze episcopali, i potenti feudi.
Su tutto e tutti dominano il paesaggio, con visioni grandiose e stupefacenti, ed il silenzio, ove
risuonano pochi operosi rumori.

Attraversare questo bosco affrontando qualche problema pratico, come guadare un fiume, scendere per una scarpata o attraversare il bosco dove la vegetazione è fitta, incontrando gli scoiattoli, le lepri, i daini ma anche gli uomini che abitano quella terra, è un poco quello che accadde a N. Douglas quando viaggiò in Calabria all’inizio del secolo.

 

 

 

 

 

 

 

Si potranno spaziare tra il Parco Nazionale e  trovare  vette fino a 2.000 metri di quota, raggiungibili con auto o con impianti di risalita (loc. Tasso e Cavaliere). Visitare i tre laghi (Cecita, Arvo, Ampollino).

San Giovanni in Fiore (artigianato tessile e orafo, Abbazia Florense, museo demologico); Crotone (porto, scavi archeologici, monumenti);  Cosenza (centro storico, castello, teatro). Inoltre andare in trenino da Camigliatello a Cosenza o fare passeggiate a cavallo.

Douglas scrive Old Calabria nel 1915, di ritorno dal suo secondo viaggio nella regione, tra una piccola stanzetta alla periferia di Londra e la mitica sala di lettura del British Museum.

Old Calabria non è solo un gran libro di viaggio ma anche un’aggiornata e utile “enciclopedia” sulla realtà calabrese, un eccellente strumento di divulgazione della Calabria. L’elenco delle curiosità e degli interessi dell’autore é impressionante. Tutto quello che l’occhio riesce a scorgere, subito lo riguarda: Douglas non è mai indifferente o distratto. Lo interessano le chiese, che lo entusiasmano a patto che siano austere e antichissime, i ruderi di monasteri, le celebrazioni liturgiche albanesi, la religiosità e la superstizione. Ma anche la vita profana e civile, i volti della gente comune, le posture di solitari pastori, le scritte sui muri, le ingenue pubblicità paesane, i murales di protesta, il culto della pulizia.

Il controllato lirimo di Douglas si scioglie e prorompe, però, in presenza del paesaggio calabro al punto che quando ci trasporta in Sila e ci fa accampare sotto il pino laricio, noi lettori quasi rabbrividiamo per il brusco passaggio dalla luce all’ombra e dalla canicola al refrigerio.

Unanimamente considerata l’opera migliore di Douglas, Old Calabria è stato tradotto in tutte le lingue conosciute dell’epoca.

Che cosa possiamo ritrovare noi viaggiatori di oggi  della Calabria di Douglas,?

 

 

 

 

Molte delle cose già viste e descritte da lui.

Ritroveremo soprattutto il paesaggio maestoso e intatto del Pollino, i boschi e i sentieri della Sila e la gorgogliante onnipresenza delle acque, gli scoscesi precipizi e le gole, l’ospitalità semplice e cordiale dei montanari meridionali e il silenzio profondo delle radure erbose. Ritroveremo il profilo immobile di paesi arroccati, l’imponenza di castelli diruti o integri, le vaste chiese ingenue e sontuose, le tracce delle grandi tradizioni artigiane della pietra, del legno e del ricamo, i pazienti intrecci dei pastori, un ritmo pacato della vita, un’aura agreste che pare aleggiare anche in città popolose come Cosenza e Crotone. Ritroverà intatti i dialetti, le devozioni, le processioni, le fisionomie austere, le tradizioni albanesi custodite come un’eredità preziosa.

Oltre a Douglas anche altri scrttori hanno visitato questi luoghi  ricordiamo tra i molti    Edward Lear, Alexandre Dumas, Corrado Alvaro

Il nome di Calabria in se stesso ha non poco di romantico. Nessun’altra provincia del Regno di Napoli offre tale interesse promettente o ispira tanto prima di avervi messo piede … “Calabria!”, appena il nome è pronunziato, un mondo nuovo si presenta alla nostra mente, torrenti, fortezze, tutta la prodigalità dello scenario di montagna, cave, briganti e cappelli a punta, la signora Radcliffe e Salvator Rosa, costumi e caratteri, orrori e magnificenze senza fine!

Edwuard  Lear, Diario di un viaggio a piedi, 1873.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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