La Sicilia ricorda Pirandello 150 anni dopo

La sua Agrigento prepara grandi eventi per ricordare che il 2017 è l’anno dei 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello. Ma ha cominciato Firenze alzando a metà gennaio il sipario del Teatro della Pergola per «Il berretto a sonagli». Con il famoso Ciampa della «corda pazza» proposto da uno dei maggiori interpreti dell’opera pirandelliana, Sebastiano Lo Monaco. Un siciliano doc che festeggia proprio questo mese i primi 40 anni di attività, anche da direttore del Teatro Pirandello di Agrigento. Un modo per saldare fra Arno e Valle dei Templi la grandezza del drammaturgo che con Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri sta al centro di un viaggio tutto da vivere lungo la «strada degli scrittori». 
 
Un itinerario tutto da scoprire con un Festival che entrerà nel vivo da maggio per tanti lunghi weekend. Fino al clou del 28 giugno. Il giorno dell’anniversario di Pirandello, nato nella casa di contrada Caos, fra la vecchia Girgenti e Porto Empedocle, a pochi chilometri dalla Scala dei Turchi, la collina di marna bianca con i gradoni sul mare, altra tappa del Festival.
 
Sarà una somma di rappresentazioni, convegni, cinema, spettacoli e concerti, un master di scrittura e tanta gastronomia fra cantine e trattorie, lungo un percorso che ruota attorno ai Templi del Parco archeologico. Un percorso che si snoda tra fondazioni, castelli, teatri, miniere, parrocchie e personaggi, gli stessi che hanno ispirato Sciascia a Racalmuto, Tomasi di Lampedusa a Palma di Montechiaro ed altri grandi autori come Rosso di San Secondo a Caltanissetta o Antonio Russello a Favara, fino ad Andrea Camilleri e Simonetta Agnello Hornby. Stesso percorso della nuova “640”, l’autostrada che l’Anas non a caso ha denominato «Strada degli scrittori». 
 
Lasciata la Palermo-Catania, all’altezza di Caltanissetta, in pochi chilometri si può vivere l’emozione di rivedere luoghi vissuti dagli scrittori. La meraviglia della miniera di sale di Realmonte, la marina di Vigata descritta da Camilleri, l’attuale Porto Empedocle, la Torre di Carlo V, i Templi immersi nella quiete della Kolymbetra, il «giardino degli dei» narrato da Pirandello ne «I vecchi e i giovani».
 
E poi ancora, fra le parrocchie di Regalpetra e le miniere di Racalmuto, ecco il teatro Regina Margherita salvato da Sciascia, a due passi dalla Fondazione che ne porta il nome, a cinque minuti dalla Noce, la contrada che considerò sempre il luogo ideale in cui ritirarsi a scrivere, il suo buen retiro.
 
E lo svincolo di Racalmuto della nuova «640», a 600 metri da Contrada Noce, rappresenta lo snodo principale nel percorso dedicato agli scrittori. Alcuni famosissimi, altri meno. Come a Favara con Antonino Russello che, però, Vittorini preferì al Gattopardo quando dovette scegliere se pubblicare per Einaudi un suo libro o il capolavoro del Principe. Curiosità letterarie da approfondire in questa cittadina trasformata da due mecenati, marito e moglie, il notaio Andrea Bartoli e l’avvocata Florinda Saieva, in un sito di arte contemporanea famoso nel mondo, la Cultural Farm, nata ospitando fra le casette di sette vecchi cortili, artisti, pittori, scultori d’ogni continente. Una vitalità sorprendente che porta a nuovi ristoranti, alberghi, ritrovi. Senza il rischio di una impropria contaminazione fra cibo e letteratura, come conferma lo stesso Camilleri, pronto a definire la Strada degli Scrittori «come la strada del pane che trovi, del formaggio che assaggi, del vino che assapori…». Per dire quanto rapporto ci sia fra i luoghi della letteratura e un’intera economia.
 

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